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I Timbri Artistici del Cammino di San Nilo

Potrete richiedere i timbri sia nelle strutture ricettive dove alloggerete, come agriturismi o B&B, sia anche in diversi altri luoghi lungo il Cammino (chiese, municipi, bar, info point; in alcuni casi un cartello segnala la possibilità di avere il timbro). È importante ricordare di timbrare la vostra credenziale almeno una volta al giorno per poter ottenere, a fine Cammino, il Testimonium. 

 

Tra i timbri un’intera serie è stata realizzata a mano da Antonio Tortorella, ricercatore storico e socio dell’associazione Gazania, con immagini ispirate alle ricchezze del territorio, in particolare ai segni della presenza italogreca in un ampio arco temporale che dall’Alto Medioevo giunge all’Umanesimo. Culti, tradizioni, architetture, affreschi, toponimi di chiara ascendenza bizantina sono messi in risalto da citazioni ed etimologie in greco.

SAPRI

saprós

Apponi il timbro a Sapri (Tappa 1), a La locanda dei 300.

Epigrafe

Οἱ Σαπροί
[leggi: Hi Saprí]
‘Sapri’

Descrizione 

Il greco saprós, ‘putrido’, ‘marcio’, nell’etimologia del toponimo farebbe riferimento alla realtà orografica del luogo, una piana alluvionale che si apriva in terreni paludosi e malsani a livello del mare, a ridosso dell’antica area portuale – attiva già in antico, e poi durante il Medioevo bizantino come attracco strategico nel controllo dell’interno lucano –.

Gli insediamenti umani occuparono i bordi della fascia collinare a corona dell’insenatura, un tempo piú accentuata. 

Si vorrebbe che qui avesse scelto di vivere l’imperatore Massimiano Erculio – suocero di Costantino il Grande, che ne aveva sposato la figlia Fausta Massima Flavia, e padre del rivale di costui Massenzio –, nel lasciare nel 305 il potere insieme col collega Diocleziano, per ritirarsi in Lucania in una opulenta villa, che si identificherebbe coi resti romani presenti in località Santa Croce, al di sotto del Fortino

Il disegno stilizza un territorio caratterizzato da acque stagnanti e materiali in decomposizione.

CASALETTO SPARTANO

Santa Maria dei martiri

Apponi il timbro a Caseletto Spartano (Tappa 2), alla biglietteria dell’Oasi Capelli di Venere.

Epigrafe

Μ(ήτη)ρ Θ(εο)ῦ
[leggi: Mítir Theú]
‘Madre di Dio’
Ἰ(ησοῦ)ς Χ(ριστό)ς
[leggi: Iisús Christós]
‘Gesú Cristo’

Descrizione 

Il Santuario di Sancta Maria ad Martyres del Monte Castello ha una chiara origine italogreca.

Era stato in principio Abbazia, che, secondo la consuetudine ben diffusa nel Cilento, aveva prerogative quasi episcopali e giurisdizione territoriale, mantenute, anche col passaggio al rito latino, fino al Seicento. È del 1306 una Plàtea dei beni dell’Abbazia Santa Maria dei Martiri, conservata nell’Archivio parrocchiale.

Nel 1778 monsignor Andrea De Robertis, vescovo di Policastro, la eleva a Santuario diocesano, sottoponendo i beni direttamente al Canonico teologo della Cattedrale, che continuò a detenere anche il titolo di abate.

All’interno del Santuario è conservata un’arcaica e suggestiva immagine in stucco della Madonna, Panajía aristerokratúsa (‘che presenta il Bambino sul braccio sinistro’).

Nella navata sinistra è un pozzetto d’acqua, che sgorga «prodigiosamente» in momenti casuali. Secondo la leggenda, conducendo una pastorella le bestie al pascolo, una giovenca si allontanò nel bosco. Fu ritrovata a bere in un pozza d’acqua. La piccola guardiana, sorpresa, nel girarsi ebbe l’apparizione della Madonna a cui furono consacrati il luogo e l’evento portentoso.

La «rivelazione divina» di culti mariani rientra nella propaganda di ristabilimento della liceità delle immagini sacre, come naturale reazione ai diffusi effetti dell’applicazione dei decreti iconoclasti nell’Impero bizantino, segnatamente in Grecia e nell’Italia meridionale.

Del 13 maggio è la ricorrenza di antico diritto – lo ricorda un’annotazione del 1653 tra le carte parreocchiali («il Clero tiene il jus antico di celebrare la Messa sollennemente nel giorno suo il 13 di Maggio») –. Nel 1943 fu poi istituita la festa dell’8 settembre, e nel 1975 quella del 15 agosto. 

La statua processionale (foritikjí, ‘portativa’), custodita nella parrocchiale di San Nicola, è detta «Madonna del Buon Cammino»: corrisponde al titolo bizantino dell’Odhijítria (Oδηγήτρια, ‘Colei che indica il Cammino’, cioè il Figlio, ch’è Via, Verità e Vita) e trova immediato riscontro nella Cattedrale di Policastro, dedicata alla Madonna dell’Ítria, deformazione popolare del termine greco. 

La popolazione locale afferisce all’area galloitalica del Golfo di Policastro (con Trecchina, Nemoli, San Costantino di Rivello, Tortorella), che vi si stanziò molto probabilmente, spinta anche da una profonda crisi economica e demografica, al séguito di Enrico del Vasto, genero di Ruggero I d’Altavilla, a cavallo tra XI e XII secolo, provenendo dalla Marca Aleramica, fra Liguria di Ponente e Piemonte meridionale (marchesati di Savona e di Monferrato). Costui fu signore di Paternò e di Policastro (contea confermata al figlio Simone). Ebbero cosí vita i due grandi gruppi linguistici «altoitaliani» di Sicilia e di Lucania, che avevano altresí l’implicito fine di affiancare la latinizzazione della Chiesa locale, all’indomani della conquista normanna dell’Italia meridionale bizantina.

Il timbro riprende i tratti dell’immagine mariana fissa, segnata dai monogrammi greci che accompagnano tutte le icone con Madonna e Bambino. 

TORTORELLA

SAN BASILIO

Apponi il timbro a Tortorella (Tappa 2), nel Bar della piazza principale.

Epigrafe

Ὁ Ἅ(γιος) Βασίλ(ει)ος
[leggi: Ho Ájios Vasílios]
‘San Basilio’

Descrizione 

San Basilio Magno era cappella intra moenia. L’insolita memoria al primo agosto dell’acuto normatore del monachesimo orientale è tuttora legata alla «Fiera di San Basile». Nel 1765 questo luogo di culto è riportato come «San Basilide».

Menzionate nelle Rationes decimarum della fine del Medioevo e nelle Visite pastorali del Cinquecento e del Settecento sono inoltre, nei due principali nuclei di aggregazione urbana lu Cantoni e la Porta suctana, nonché extra moenia, Santa Maria Maggiore – la Chiesa Madre in cui la Madonna è commemorata col titolo dell’Assunta –, e le chiese e cappelle di San Nicola de Spartusio, San Nicola delli Marotti «in loco ubi dicitur lo Cantone», San Nicola Farnetani, Santa Sofia, San Giacomo con ospedale (Ecclesia et hospitale Sancti Iacobi «al Cantone»), Santa Croce, l’Annunziata, San Vito Martire, prospiciente a un corso d’acqua chiamato la jumàra ri Catalettu, San Nicola Mazanetese, San Giovanni de Marcaneto (forse dall’arabo marqad‘, posto per dormire’), San Salvatore, Santa Maria della Pietà.

Con San Basilio l’altro luogo di culto antico è Santa Maria dei Martiri, la cui formazione sembra affine all’omonima fondazione di Casaletto, e poté condividerne l’originario rito bizantino. Vi è ugualmente venerata un’immagine in stucco della Madre di Dio, però dhexiokratúsa (‘col Bambino sul braccio destro’). Anch’essa ebbe un ospedale (Ecclesia et hospitale Sanctæ Mariae de Martiribus).

Anche Tortorella appartiene alla minoranza linguistica galloitalica della Lucania. 

VIBONATI

SANT'ANTONIO

Apponi il timbro a Vibonati (Tappa 2), a Casale il Sughero.

Epigrafe

Εἰδον ἐγὼ τὰς παγίδας τοῦ Διαβόλου
[leggi: Ídhon eghó tàs pajídhas tú Dhiavólu]
‘Io ho veduto le insidie del Diavolo’

Descrizione 

Patrono di Vibonati è Sant’Antonio il Grande (Ἀντώνιος ὁ Μέγας), l’Anacoreta della Tebaide, l’Abba Antoni dei Copti, piú noto in àmbito latino come Sant’Antonio Abate, padre riconosciuto del monachesimo eremitico.

L’iscrizione del timbro riporta il monito del Santo, frutto della personale esperienza, a guardarsi dalle tentazioni messe in atto dal Diavolo, cosí come è narrato dal discepolo Atanasio patriarca di Alessandria nella Vita Antonii (39, 1).

Nel suo Santuario di Vibonati si ufficiò a lungo in rito greco.

MORIGERATI

MIRICA

Apponi il timbro a Morigerati (Tappa 5).

Epigrafe

Μυρίκη
[leggi: Miríkji]
‘Mirica’, ‘tamarisco’

Descrizione

Strizza l’occhio a una falsa etimologia del nome del paese (Murgiràti in dialetto), che si vorrebbe un fitonimo dal nome greco del tamarisco. 

Altrettanto discutibile è il riferimento ai Morgeti (Μοργῆτες) – mitico popolo italico dell’estrema Penisola, derivato dagli Enotri –, che proponeva la storiografia locale dei secoli passati.

Il suffisso –ate, –ati (-άτης, -άται) rimanda invece con ogni evidenza a un etnonimo, forse indicante una provenienza dalla Murgia pugliese. 

Cosí come il nome greco bizantino della frazione di Sicilí (οἱ Σικελοί, ‘i Siciliani’) testimonia l’arrivo di coloni dalla Sicilia in epoca altomedievale.

Sul timbro il nome greco è inscritto tra un ramo e un’infiorescenza di tamerice.

SAN DEMETRIO

Apponi il timbro a Morigerati (Tappa 5).

Epigrafe

Ὁ Ἅ(γιος) Δημήτρ(ιο)ς
[leggi: Ho Ájios Dhimítrios]
‘San Demetrio’

 

Descrizione 

Il Patrono di Morigerati è San Demetrio di Tessalonica, Megalomartire sotto Diocleziano, venerato fra i Santi Soldati nella Chiesa bizantina, e myrovlítis (‘le cui reliquie trasudano unguento profumato’).

Il culto appartiene al Santorale italogreco diffuso soprattutto in questa parte della Lucania medievale. Lo conferma la data della sua festività a Morigerati, il 26 ottobre, ch’è la medesima delle Chiese orientali. Al 26 di agosto è un’altra ricorrenza, a beneficio soprattutto degli emigrati, che in estate fanno ritorno in paese.

La Chiesa latina lo commemora invece il 9 aprile.

Il timbro lo raffigura come l’immagine ch’è sulla preziosa croce pettorale di Basilio, in smalti cloisonnés bizantini proveniente da San Giovanni a Piro.

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LA GUIDA CARTACEA DEL CAMMINO DI SAN NILO

Siamo felici di annunciare l’uscita  della guida sul Cammino di San Nilo, edita da Terre di Mezzo all’interno della collana Percorsi.  In passato tanti viandanti ci hanno chiesto la disponibilità di una guida cartacea, importante per la pianificazione del proprio cammino, dalle mappe alle informazioni sui trasporti locali: eccola finalmente a disposizione di tutti!

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