Dove trovarlo
Museo del caffè – Laurito
Epigrafe
Ὁ Ἅ(γιος) Φίλιππος ὁ τοῦ Ἀγυρίου
[leggi: Ho Ájios Phílipos ho tû Ajiríu]
‘San Filippo d’Agíra’
Χρ(ιστός)
[leggi: Christós]
‘Gesú Cristo’
Descrizione
La tradizione italogreca a Laurito si identifica essenzialmente con la figura del monaco greco Filippo, nato in Tracia e vissuto tra la fine del IV e la metà del V secolo.
È tuttora vivissima la devozione di questa comunità per il Santo, che ha eletto a suo Patrono; e Filippo è ancóra tra i nomi piú diffusi in paese, al maschile e al femminile.
Di Ottavio Gaetano o Gaetani a metà del Seicento furono pubblicate postume le Vite dei Santi Siciliani, in cui sono raccolte due versioni del bios dell’Agirita: in una, attribuita al suo compagno Eusebio, Eusebii monachi de vita, et miraculis Sancti Patris nostri Philippi apostolici presbyt(eri) daemonum expulsoris, lo si vuole vissuto al tempo dell’imperatore Arcadio, evangelizzatore della Sicilia ed esorcista; nell’altra, del patriarca di Alessandria Atanasio, D(omini) Atanasii Archiepiscopi Alexandrini de vita, et moribus S(ancti) Philippi Agyr(iensis), lo si colloca al tempo di Nerone, piú o meno coi medesimi episodi agiografici.
Eusebio tramanda che, originario della Siria, trasferitosi a Roma insieme con lui, ricevé l’ordinazione sacerdotale dal papa stesso e l’incarico di recarsi in Sicilia, per guidarne nella fede la popolazione. Si stabili sul sito della greca Agýrion (Ἀγύριον), patria dell’insigne storico Diodoro Siculo, dove sorse un monastero che divenne ricettacolo di cultura bizantina e fucina di santità italogreca dell’isola e del Mezzogiorno, lungo tutto il Medioevo.
Secondo la leggenda che conosce piú o meno ogni lauritano, San Filippo sarebbe giunto in paese dalla Sicilia nella circostanza di una lunga e grave carestia che affliggeva il luogo, portando con sé a dorso d’asino un provvidenziale carico di grano. Il racconto adombra con ogni probabilità il contributo che apportarono i Siciliani all’evangelizzazione di Laurito, nel solco della tradizione bizantina.
Il timbro riporta il nomen sacrum in caratteri greci, elaborati ispirandosi liberamente a un’onciale di VI-VII secolo. Sotto l’iscrizione il monogramma costantiniano XP (Χριστός, Christós) bilancia la composizione nel nome del Signore.