Dove trovarlo
Associazione Pro Loco San Mauro la Bruca
Epigrafe
Ὁ Ἅ(γιος) Ναζάριος
[leggi: Ho Ájios Nazhários]
‘San Nazario’
Descrizione
Intorno al 940 giunse al cenobio greco dedicato al Megalomartire Nazario – la cui memoria ricorre nella Chiesa greca il 14 ottobre insieme coi compagni Protasio, Gervasio e Celsio, mentre nel Martyrologium Romanum è segnato al 28 di luglio col martire Celsio – il giovane Nicola («non avea peranco compiti i trent’anni»), dei nobili Malèïni di Rossano in Calabria, e vi fu tonsurato, ricevendo l’abito angelico e mutando il nome in quello di Nilo, in onore dell’omonimo Asceta di Ànkyra che gli ricordava qualche tratto della sua precedente esistenza. Poi «quaranta giorni … dimorò nel monastero del gran martire S. Nazario» (Vita S. Nili Junioris, II, 9), ed ebbe già modo di compiervi alcuni atti degni di nota: predisse l’imminente, triste fine dell’esponente dell’autorità locale, agendo in difesa d’un’inserviente del monastero da lui insidiata; smascherò la simulata vocazione d’un suo antico domestico, che l’aveva qui raggiunto, facendogli dono del proprio mantello, sostituito da una pelle ovina da lui cucita a mo’ di scapolare e ornata di croci ricamate secondo l’uso monastico; riuscí a sottrarsi al proponimento dell’archimandrita (ὁ ἀββᾶς, ‘abate’, lo dice il testo greco), che avrebbe voluto destinarlo come egumeno a un monastero dipendente da San Nazario; vi scrisse alcuni codici utilizzando le pergamene che si lavoravano nella conceria del monastero, per ringraziare dell’ospitalità e lasciare un segno della sua venuta nel luogo dove aveva mutato vita.
Di questo rimane ben poco: qualche segno di arcate, qualche ingresso, le vasche della concia di cui si legge nel Bios, le tracce della primitiva chiesa triabsidata e del campanile, individuate al di sotto dei successivi rifacimenti. Ma se ne legge l’impianto dalla veduta aerea.
La disposizione di questa Nilo porterà nel suo ricordo e la prenderà a modello per la chiesa di Sant’Adriano che fonderà presso l’attuale San Demetrio Corone, forse in una proprietà della sua famiglia, al suo ritorno in Calabria dalla Regione dei Monasteri nel Merkúrion, a distanza di poco piú d’un decennio.
Il timbro propone le linee della ricostruzione della sua antica facciata.