I timbri del Cammino di San Nilo

Altri timbri a
Casaletto Spartano

Santa Maria dei Martiri

Dove trovarlo

B&B Rio Casaletto – Casaletto Spartano

Epigrafe

Μ(ήτη)ρ Θ(εο)ῦ
[leggi: Mítir Theú]
‘Madre di Dio’
Ἰ(ησοῦ)ς Χ(ριστό)ς
[leggi: Iisús Christós]
‘Gesú Cristo’

Descrizione

Il Santuario di Sancta Maria ad Martyres del Monte Castello ha una chiara origine italogreca.
Era stato in principio Abbazia, che, secondo la consuetudine ben diffusa nel Cilento, aveva prerogative quasi episcopali e giurisdizione territoriale, mantenute, anche col passaggio al rito latino, fino al Seicento. È del 1306 una Plàtea dei beni dell’Abbazia Santa Maria dei Martiri, conservata nell’Archivio parrocchiale.
Nel 1778 monsignor Andrea De Robertis, vescovo di Policastro, la eleva a Santuario diocesano, sottoponendo i beni direttamente al Canonico teologo della Cattedrale, che continuò a detenere anche il titolo di abate.
All’interno del Santuario è conservata un’arcaica e suggestiva immagine in stucco della Madonna, Panajía aristerokratúsa (‘che presenta il Bambino sul braccio sinistro’).
Nella navata sinistra è un pozzetto d’acqua, che sgorga «prodigiosamente» in momenti casuali. Secondo la leggenda, conducendo una pastorella le bestie al pascolo, una giovenca si allontanò nel bosco. Fu ritrovata a bere in un pozza d’acqua. La piccola guardiana, sorpresa, nel girarsi ebbe l’apparizione della Madonna a cui furono consacrati il luogo e l’evento portentoso.
La «rivelazione divina» di culti mariani rientra nella propaganda di ristabilimento della liceità delle immagini sacre, come naturale reazione ai diffusi effetti dell’applicazione dei decreti iconoclasti nell’Impero bizantino, segnatamente in Grecia e nell’Italia meridionale.
Del 13 maggio è la ricorrenza di antico diritto – lo ricorda un’annotazione del 1653 tra le carte parreocchiali («il Clero tiene il jus antico di celebrare la Messa sollennemente nel giorno suo il 13 di Maggio») –. Nel 1943 fu poi istituita la festa dell’8 settembre, e nel 1975 quella del 15 agosto.
La statua processionale (foritikjí, ‘portativa’), custodita nella parrocchiale di San Nicola, è detta «Madonna del Buon Cammino»: corrisponde al titolo bizantino dell’Odhijítria (Oδηγήτρια, ‘Colei che indica il Cammino’, cioè il Figlio, ch’è Via, Verità e Vita) e trova immediato riscontro nella Cattedrale di Policastro, dedicata alla Madonna dell’Ítria, deformazione popolare del termine greco.
La popolazione locale afferisce all’area galloitalica del Golfo di Policastro (con Trecchina, Nemoli, San Costantino di Rivello, Tortorella), che vi si stanziò molto probabilmente, spinta anche da una profonda crisi economica e demografica, al séguito di Enrico del Vasto, genero di Ruggero I d’Altavilla, a cavallo tra XI e XII secolo, provenendo dalla Marca Aleramica, fra Liguria di Ponente e Piemonte meridionale (marchesati di Savona e di Monferrato). Costui fu signore di Paternò e di Policastro (contea confermata al figlio Simone). Ebbero cosí vita i due grandi gruppi linguistici «altoitaliani» di Sicilia e di Lucania, che avevano altresí l’implicito fine di affiancare la latinizzazione della Chiesa locale, all’indomani della conquista normanna dell’Italia meridionale bizantina.
Il timbro riprende i tratti dell’immagine mariana fissa, segnata dai monogrammi greci che accompagnano tutte le icone con Madonna e Bambino.