Dove trovarlo
Agriturismo Pittari – Caselle in Pittari
Epigrafe
Τὸ Μετόχιον
[leggi: Tó Metóchjion]
‘Metòchio’
Mituóiu
‘Id.’
Descrizione
Il timbro si ispira a uno dei toponimi di coniazione greca medievale piú interessanti del territorio casellese, Mituóiu nel dialetto locale (μετόχιον, corrispettivo dell’occidentale grància), il quale riferisce di un insediamento monastico, ‘dipendenza’ agricola e amministrativa del cenobio italogreco di Sant’Angelo in Píttari, che sorgeva poco piú in altro.
Gli altri, a varie altitudini tutt’intorno al monte Píttari, sono: la grotta dell’Antíce, dilettale Andíci (dal greco antico ἄντοικος, ‘abitante dirimpetto’), con probabile significato di ‘posizione antistante a un abitato’; la grotta di San Pietro; le Trifilèe, dialettale Trifilèi, caratterizzate da una formazione rocciosa trilobata (τριφύλλειος/τριφύλλεος, ‘a forma di trifoglio’, dal greco antico τρίφυλλον, ‘trifoglio’); Serra Numània, denominazione di tutta l’area montana esposta a mezzogiorno (τὰ ἀνεμώνια, rara forma parallela di ἀνεμώλια, ‘luogo ventoso’); le Sante Caselle, da cui trae nome l’abitato, testimonianza toponomastica di una ‘Santa Laura’ (ἡ Ἁγία Λαῦρα); poi , a rimarcare la consistenza monastica del luogo, la Rifísa au Mònacu (‘la Difesa del Monaco’), Chja’ l’Abbàti (‘Piano dell’Abate’), Sand’Alíanu (‘Sant’Eliano’, Ἅγιος Ἡλιανός, uno dei Santi Quaranta, martiri di Sebaste in Armenia, che goderono un particolare séguito in Grecia, cosí come in questa regione a Padula, a Polla, ad Auletta, a Licusati – sul Bulgheria –, a Maratea, a Trecchina, a Tortora); Acque Vive (corrispettivo greco in ὕδωρ ζωή); Zèrmi (Θερμαί, sottinteso πηγαί, ‘Sorgenti calde’), con «traduzione» nella successiva località Acquacalda; Sant’Elia; San Vito; Sídero (Síraru), con riferimento alle vene metallifere di ferro (σίδηρος) lungo il fianco della montagna, conosciute e sfruttate già in antico; Cimíno (κύμινος, ‘comino’), Lucíto (‘Aniceto’, Ἀνίκητος, o ‘Niceta’, Νικήτας); Sciarapòtamo (ξηροπόταμος, ‘fiume secco’, ‘torrente’); Témpe, li tTimbi (‘alture’, da un preellenico timpa); Gattúci (*Γαλακτούκιον, ‘posto del latte’?).
A Caselle al di sotto del Castello erano inoltre le chiese di San Basilio (rimane solo il nome del rione San Basile), di San Giovanni – l’unica superstite –, San Pietro, Santa Lucia, Santa Venere.
Il disegno raffigura l’andamento orografico del luogo, segnato dal ruscellamento – stilizzato in doppie linee sinuose –, e i ruderi, non piú esistenti neanche quelli, del metochio.