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Futani

Abbazia di Santa Cecilia

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Epigrafe

Futani. Abbazia di Santa Cecilia

Descrizione

Non lontano da San Nazario era il monastero italogreco di Santa Cecilia di Castinatelli, in cui aveva risieduto un abate (archimandríta) con prerogative quasi episcopali, potendo celebrare pontificalmente, ordinare chierici fino al grado del diaconato, e avendo giurisdizione sulle anime di questo contado e della vicina Eremiti.
Nel 1564 Pio V l’aveva assoggettata alla Cappella del Presepe in Vaticano insieme con San Pietro di Licusati (oggi frazione di Camerota), San Nicola di Bosco (oggi frazione di San Giovanni a Piro), San Giovanni de lo Colazone di Camerota, San Nazario, con tutte le loro notevoli dipendenze.
Del complesso monastico di Castinatelli rimane quella che oggi appare come una modesta chiesetta a navata unica, con copertura a doppio spiovente. La si incontra lasciando, dopo pochi passi, la sterrata che si dirama in discesa dalla via provinciale per San Mauro la Bruca.
È l’unico settore della struttura ad aver mantenuto una precisa funzione. Adibita a cappella almeno dal Settecento, è rimasta tale anche dopo l’ultimo intervento di restauro. Tuttavia, quando il cenobio era nel pieno delle sue attività, molto probabilmente corrispose al refettorio, i trápeśa (ἡ τράπεζα); alle sue spalle i recenti scavi hanno restituito per contro il tracciato perimetrale completo dell’originaria aula absidata, rivolta a oriente, del katholikón (la chiesa monastica). Davanti all’attuale cappella sono avanzi di muri piuttosto incoerenti, distribuiti intorno a un’area rettangolare scoperta, intorno alla quale si distribuivano verosimilmente le celle dei monaci.
Rimangono inoltre evidenti avanzi delle mura perimetrali, dell’imponente protiro d’ingresso, aperto a occidente, e frammenti di affreschi, rinvenuti durante gli scavi e conservati nei depositi del Museo diocesano di Vallo della Lucania.
Il colpo d’occhio è magnifico, e il luogo evoca suggestioni, intrise di storia e di natura, e comuni a tanti insediamenti religiosi italogreci, che portano a un’immediata riflessione: non era stato scelto a caso, e i monaci avevano indubbiamente l’accorta propensione a stabilirsi laddove l’ambiente potesse favorire la pratica liturgica, preghiera comunitaria e individuale, la meditazione e l’ascetismo, tanto quanto le cadenze della vita cenobitica, fatta anche di lavoro condiviso e personale.