C’è un momento, nel documentario di Cammini d’Italia, in cui la telecamera si ferma sull’acqua che scorre sulle rocce coperte di muschio all’Oasi Capelli di Venere. Non commenta. Non spiega. Lascia che sia il luogo a parlare.
È la stessa scelta che attraversa tutto il film.
“Il Cammino di San Nilo – Alla scoperta del Cilento Bizantino” non è una guida filmata. Non è nemmeno un documentario di viaggio nel senso convenzionale. È qualcosa di più vicino a un diario: il racconto di chi ha camminato davvero, tappa dopo tappa, con la fatica nelle gambe e gli occhi aperti.
Cammini d’Italia ha percorso i 111 chilometri da Sapri a Palinuro e ha tenuto la telecamera accesa. Quello che ha ripreso non sono solo paesaggi, sono soglie. Il momento in cui il mare sparisce oltre il bosco. L’arrivo a un borgo quando le luci si accendono. Il silenzio di un eremo che non ha bisogno di essere spiegato.
Il filo che tiene insieme le tappe è San Nilo stesso.
Non come icona, non come pretesto turistico. Come presenza. Un monaco in movimento, vissuto ai margini tra culture e tradizioni diverse, che ha lasciato tracce in questo territorio ancora leggibili — se si cammina abbastanza lenti da vederle.
Il documentario le segue senza insistere. Arriva a San Nazario, dove Nicola da Rossano ricevette la tonsura e divenne monaco, e si ferma. Non celebra. Registra.
Vale la pena guardarlo anche se si conosce già il cammino.
Anzi: forse vale la pena guardarlo proprio per questo. Perché restituisce qualcosa che le parole fanno fatica a tenere — il ritmo, la luce, il peso di certi silenzi lungo il percorso.
Il documentario è su YouTube sul canale di Cammini d’Italia, qui il link.
L’iniziativa rientra nelle attività di promozione del Cammino di San Nilo finanziate dal Ministero del Turismo nell’ambito dell’Avviso per lo sviluppo dell’offerta turistica dei Cammini religiosi italiani, grazie al progetto “Cilento Outdoor” candidato dalla Comunità Montana Bussento – Lambro e Mingardo