Chi cammina nel Cilento sa che prima o poi dovrà alzare lo sguardo. Perché da qualunque parte lo si guardi, il Monte Gelbison è lì: silenzioso, massiccio, inconfondibile. Con i suoi 1.705 metri è una presenza che orienta, una vetta che chiama. E ogni agosto, migliaia di persone rispondono.
Un cammino che si ripete ogni anno, da secoli
A Novi Velia, nel mese di agosto, non si celebra solo una festa. Si rinnova un pellegrinaggio antico, che attraversa generazioni, territori, dialetti. Si sale a piedi verso il santuario mariano che sorge sulla cima del Monte Gelbison, seguendo sentieri ripidi, attraversando boschi, portando con sé promesse, ex voto, canti.
Non è una processione da cartolina. È un’esperienza collettiva che coinvolge paesi interi, compagnie organizzate e viandanti solitari. Il punto culminante è il 15 agosto, giorno dell’Assunta, ma i pellegrini iniziano ad arrivare anche nei giorni precedenti, soprattutto nella notte tra il 14 e il 15, quando si accendono le luci, i passi si moltiplicano, e la salita si fa preghiera.

Il Santuario del Sacro Monte: dove l’orizzonte incontra la fede
Il Santuario della Madonna del Sacro Monte – come viene chiamato localmente – ha origini antiche. Secondo la tradizione, nacque dopo il ritrovamento di una statua della Vergine, orientata verso est. Il culto mariano in quota fu rafforzato dai monaci bizantini e si diffuse nel tempo a tutta la Campania, la Lucania e parte della Calabria.
La statua oggi custodita nel santuario ha tratti bizantini: il volto bruno, lo sguardo profondo, la postura ieratica. È alla Madonna Nera che si rivolgono i pellegrini, salendo tra gli “scaloni” che portano alla sommità, con il cielo che si apre intorno e le voci che si fanno canto.
Alla Croce di Rofrano, uno dei punti simbolici del cammino, si compie ancora oggi il gesto antico di lasciare una pietra. Un segno, una preghiera, un’eredità silenziosa che si accumula anno dopo anno.

Un pellegrinaggio che non ha bisogno di essere spiegato
Per chi arriva per la prima volta, la salita al Monte Gelbison può sembrare solo fatica. Poi, camminando tra le ombre dei castagni e le radure battute dal sole, si capisce che lì non si sale solo per guardare il panorama. Si sale per qualcosa che ha a che fare con l’appartenenza, la memoria, il bisogno di riti condivisi.
C’è chi torna ogni anno, chi ci sale solo una volta nella vita. Ma per tutti, il Monte Gelbison resta un punto di riferimento: geografico, emotivo, simbolico. Un luogo dove l’altitudine diventa occasione di raccoglimento, e dove la fede prende la forma di un sentiero.
Un prolungamento verticale del Cammino
Chi percorre il Cammino di San Nilo può scegliere di aggiungere questa tappa “fuori traccia” partendo da Rofrano, lungo il sentiero 5G. È un tratto impegnativo, da affrontare solo se ben preparati: oltre 23 km tra andata e ritorno, con un dislivello importante. Ma per chi decide di affrontarlo, è un’esperienza che arricchisce. Si cammina verso l’alto, e non solo in senso fisico. È possibile scaricare la traccia GPX.
Il Monte Gelbison non è solo una cima da raggiungere. È un luogo da attraversare lentamente, nel tempo giusto, con lo spirito giusto.
Chi parte per il Cammino di San Nilo sa che ogni deviazione può diventare parte del viaggio. Il Monte Gelbison, con la sua storia e le sue feste, è una di quelle deviazioni che lasciano il segno.
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