Per chi lavora da anni sui cammini delle aree interne del Sud, l’approvazione della legge quadro
sui Cammini d’Italia non è solo una buona notizia: è il riconoscimento politico e culturale di un
lavoro spesso portato avanti in silenzio, sul campo, insieme alle comunità. Come progetto
Cammini Bizantini, attivo e già strutturato nei Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e
Alburni, leggiamo questa legge come una svolta storica: per la prima volta lo Stato riconosce i
cammini non come iniziative episodiche, ma come infrastrutture culturali e territoriali
strategiche, capaci di tenere insieme patrimonio, mobilità dolce, sviluppo locale e coesione
sociale.
I cammini come strumento di rigenerazione delle aree interne
I Cammini Bizantini nascono e si sviluppano lontano dalle grandi direttrici turistiche,
attraversando paesaggi fragili e straordinari: paesi, vallate, altipiani, luoghi di culto rupestri,
tracciati antichi che raccontano la lunga presenza bizantina nel Mezzogiorno. La nuova legge
coglie finalmente questo punto: i cammini non sono semplici sentieri, ma dispositivi di
rigenerazione territoriale, capaci di contrastare lo spopolamento, generare economie locali
leggere ma durature, rimettere in relazione patrimonio materiale e immateriale e restituire
centralità alle comunità residenti. Per le aree interne del Sud, questo approccio non è teorico: è
una necessità strutturale.
Fare sistema: dal riconoscimento alla governance nazionale
Uno degli aspetti più rilevanti della legge è la volontà di fare sistema: una banca dati nazionale
dei cammini, standard comuni di qualità, sicurezza e accessibilità, una cabina di regia nazionale
sul turismo lento. Per un progetto come Cammini Bizantini, che ha già lavorato su tracciati,
narrazione culturale, relazioni con enti locali, operatori e comunità, questo significa poter
finalmente operare dentro un quadro stabile, riconosciuto e dialogante con le politiche
pubbliche. Non si parte da zero: questa legge valorizza i cammini già esistenti e già praticati,
dando loro strumenti per crescere senza snaturarsi.
Il patrimonio bizantino come chiave di lettura del Sud
La forza dei Cammini Bizantini sta nell’aver interpretato il patrimonio bizantino non come una
nicchia specialistica, ma come chiave di lettura profonda del Sud Italia: un Sud attraversato da
culture, lingue, riti, architetture; un Sud europeo e mediterraneo; un Sud che parla di confini,
passaggi e contaminazioni. La legge sui cammini riconosce esplicitamente il valore storico,
culturale, religioso, linguistico e paesaggistico dei percorsi lenti. È esattamente il terreno su cui
Cammini Bizantini ha costruito la propria identità.
Le comunità come infrastruttura del cammino
Un altro elemento centrale della nuova normativa è l’attenzione alle comunità locali. I cammini
non funzionano se non generano accoglienza diffusa, micro-imprese culturali, servizi di
prossimità e senso di appartenenza. Nei territori del Sud, questo significa lavorare con piccoli
comuni, parrocchie e luoghi di culto, associazioni culturali e custodi informali del patrimonio.
Cammini Bizantini ha dimostrato che il cammino è un processo, non solo un prodotto turistico.
La legge va finalmente nella stessa direzione. Una legge da abitare, non solo da applicare.
La fase decisiva dell’attuazione e il ruolo delle Regioni
Ora si apre una fase decisiva: l’attuazione. Per i progetti maturi nelle aree interne del
Mezzogiorno, questa legge rappresenta un’opportunità di consolidamento, una leva per
l’accesso a risorse e uno spazio di interlocuzione con le istituzioni. Fondamentale sarà anche il
ruolo delle regioni.
Riuso del patrimonio e mobilità lenta come leva di sviluppo sostenibile
In questo quadro, il lavoro di sensibilizzazione che Cammini Bizantini sta portando avanti sulla
valorizzazione di strutture abbandonate o poco utilizzate – come edifici pubblici dismessi,
immobili rurali ed ex presìdi territoriali – per la loro rifunzionalizzazione a ostelli, luoghi di
accoglienza e punti di snodo per la mobilità lenta, si colloca pienamente in linea con la nuova
legge sui Cammini d’Italia, che riconosce nei cammini uno strumento di sviluppo sostenibile, di
riuso del patrimonio esistente e di rafforzamento delle reti territoriali nelle aree interne del Sud.